domenica 24 settembre 2017

SU JAMIE DIMON, BITCOIN, FRODI E BOLLE PT.5

Per la quarta parte, clicca qui.
Al fine di assicurare l' esistenza di mercati equi, aperti ed efficienti, la normativa federale statunitentese impone agli operatori finanziari alcuni obblighi di disclosure. Il deposito di documenti effettuato dalla JPMorgan presso laSec ad Aprile e nel Maggio del 2012 suscitarono perplessità in ordine alla tempestività, alla completezzaed all'accuratezzadelle informazioni riporate con riguardo ai tradeseseguiti dal CIO. Infatti, l'esistenza di questi, non fu resa nota al pubblico sino ad Aprile 2012nonostante il miliardo di perdite in essere ed il diffondersi di problemi riguardanti la banca nel suo complesso.
  • In data 6 Aprile 2012, i media si interessarono per la prima volta ai trades condotti dal CIO.
  • In data 10 Aprile 2012, primo trading day successivo al 6 Aprile, il SCP riportò intrnamente una perdita pari a 415 milioni di dollari. In data 10 Aprile, i managers di vertice della banca incontrarono i giornalisti ai quali consegnarono informazioni molto rassicuranti sul SCP. L' obiettivo primario dei responsabili della banca era quello di comunicare, tra le altre cose, il messaggio secondo cui l' operatività del CIO fosse esclusivamente orientata all' hedging, che i regolatori fossero pienamente consapevoli delle attività condotte e che niente di quanto riportato dalla stampa fosse vero.
  • In data 11 Aprile 2012, uno dei traders del CIO disse al suo capo, Ina Drew: «L' ufficio stampa della banca ieri ha iniziato a lavorare», nel senso che avesse iniziato a calmare i mercati con conseguente riduzione delle perdite totalizzate dal portafoglio.
  • Nel fine settimana, in data 13 Aprile 2012, la JPM depositò il report 8-k presso la SEC contenente i dati del trimestre e tenne una earnings call. In quella conferenza, il CFO della JPM, Douglas Braunstein, rassicurò gli investitori, gli analisti ed il pubblico, asserendo che: la trading activity del SCP andasse valutata sul lungo termine; nel loro operare fossero stati pienamente trasparenti nei confronti del regolatore; il tutto fosse stato approvato dai risk managers della banca; l'unico scopo fosse quello di coprirsi -nel rispetto della Volcker Rule all' epoca ancora non pienamete definita dal legislatore in tutti i suoi aspetti- riducendo il livello complessivo di rischio assunto.
  • Il CEO Jamie Dimon, nel crosso della call, dichiarò che i media reports sul SCP rappresentassero, al più, «Una tempesta in una tazzina».
  • Un mese più tardi, in corrispondenza del deposito del 10-Q 2012 avvenuto in data 10 Maggio, la banca annunciava che le perdite derivanti dall' operatività sul SCP fossero pari a 2 miliardi di dollari, che molto probabilmente le perdite sarebbero aumentate e che la trading activity si fosse rilevata più rischiosa di quanto inizialmente ipotizzato. Più precisamente, il report 10-Q affermava: «Dal 31 Marzo 2012, il CIO ha rilevato significative perdite, mark-to-market, nel SCP il quale si è rilevato più rischioso, volatile e meno efficace in termini di hedging rispetto a quanto orginariamente supposto dall' azienda.»
  • Anche se i mercati non reagirono negativamente a fronte dei dati rassicuranti prodotti col deposito dell' 8-K, ribaditi in seguito nell' earnings call, le azioni cominciarono a scendere dopo il deposito del 10-K e dopo l' annuncio delle dimissioni di Ina Drew, passando dai $40,74/az. del 10 Maggio 2012 ai $33,93/az. del 17 Maggio 2012 (-17% circa). In seguito, le azioni continuarono a scendere, toccando i $31,00 in data 4 Giugno 2012 (-24% circa).
  • Alla luce delle informazioni di cui disponevano gli amministratori della banca prima del deposito degli atti presso la SEC nelle date del 10 Aprile, del 13 Aprile e del 10 Maggio, la documetazione ed i verbali prodotti dalla JPM non solo risultarono incompleti, non solo contenevano numerose inesattezze ma disinformarono sia gli investitori sia gli organi di controllo circa la vera natura del SCP creato dal CIO.
  • Come detto poco sopra, nel corso dell' earnings call del 13 Aprile 2012, rispondendo ad una domanda, Dimon negò la veridicità di quanto riportato dai media, definendo i rumors «Una tempesta in una tazzina». Anche se più tardi si scusò per questo commento, il suo giudizio assumeva particolare importanza per gli investitori a fronte delle notizie riportate dalla stampa. Tra l'altro, quando si espresse nei termini indicati, Dimon era già in possesso delle informazioni riguardanti: la complessità e la dimensione del SCP; l' avvenuta generazione di perdite per 3 mesi consecutivi; l'esponeziale crescita delle perdite registrate nel mese di Marzo; la difficoltà nel chiudere le posizioni perdenti.
  • Sempre nel corso della stessa earnings call, Braustein dichiarò che tutte le posizioni del SCP fossero state create al fine di implementare le politiche di risk management della banca nel suo complesso. Le evidenze, invece, indicavano che nel 2012 i risk managers della JPM sapessero poco del SCP e che non ebbero, di fatto, alcun ruolo nella creazione di quelle posizioni. Braunstein sostenne inoltre che le posizioni del SCP fossero «Pienamente transparenti nei confronti dei regolatori», i quali avrebbero ottenuto le informazioni sulla base «Della regolare e ricorrente attività di reporting». In realtà, le posizioni del SCP non furono mai dichiarate all' OCC nei reports della banca, la quale soltanto pochi giorni prima che fossero rese pubbliche le ingenti perdite descrisse, tra l'altro in modo molto elusivo, la natura del complesso sistema di derivati. La JPM evitò la supervisione dell' OCC per anni, omettendo di allertare l'agenzia a seguito della creazione del SCP nonché omettendo di fornire informazioni specifiche nei reports prodotti dal CIO. Quindi, un qualsiasi investitore che avesse ascoltanto l'earnings call del 13 Aprile, si sarebbe convinto che la banca stesse operando nel pieno rispetto della legge, quando in realtà la banca aveva a malapena fatto cenno all' OCC dell'esistenza del SCP.
  • Braustein, sempre nell' earnings call, in realzione all' orizzonte temporale di gestione delle stress loss positions del SCP, dichiarò: «Tutte le decisioni sono assunte con riguardo al lungo termine». In realtà, i traders del Cio erano impegnati in attività di daily trading e la stessa banca riconobbe che il SCP fosse attivamente tradato. Una presentazione diffusa internamente al CIO nel Marzo del 2012 e resa disponibile al comitato esecutivo della banca un mese prima dell' earnings call indicava come l' operatività del SCP fosse orientata da orizzonti temporali non lunghi bensì brevi, tanto è vero che molte delle posizioni perdenti furono aperte soltanto qualche settimana prima. Quindi, nell' affermare che il SCP avesse ad oggetto operazioni da valutare sul lungo anziché sul breve termine, Braunstein fornì agli investitori informazioni inaccurate nella migliore delle ipotesi ed ingannevoli nella peggiore.
  • In data 13 Aprile 2012, Braunstein indicò che il SCP fosse stato ideato per fonire alla banca una «Stress Loss Protection» in caso di evento creditizio avverso, pertanto descrivendolo come portafoglio disegnato per ridurre anziché incrementare il rischio complessivamente assunto dalla banca. Tuttavia, all' inizio di Aprile, qualche giorno prima della call, Ina Drew riferì al comitato esecutivo della banca che il SCP fosse net long sui derivati creditizi, posizione questa che diversì senior executives ritennero del tutto inadeguata a fornire protezione creditizia alla banca in caso di crisi. Inoltre, una dettagliata analisi passata in rassegna dal senior management due giorni prima del 13 Aprile, dimostrava che in diversi scenari contemplanti un deterioramento delle condizioni creditizie, il SCP fosse destinato a perdere soldi. Quindi, mentre la banca tentò di rassicurare gli investitori asserendo che il SCP avrebbre contribuito a ridurre il rischio creditizio complessivamente assunto dalla banca, in realtà, lo amplificava.
  • Braunstein concluse l'earnings call affermando: «Noi crediamo che quanto fatto rispetti la ratio legis della Volcker Rule». La Volcker Rule, proibendo alle banche sottoposte al sistema di assicurazione federale dei depositi la conduzione di trading proprietario ad alto rischio, si proponeva e si propone di ridurre la mole di rischi complessivamente assunta dagli istituti di credito, pur consentendo la strutturazione di alcune operazioni di hedging volte a mitigarli. Dunque, l' asserzione di Braunstein diede l'impressione che l' SCP fosse strumentale alla copertura del rischio. Tuttavia, nessuna analisi del portafoglio volta a verificare la compliance delle posizioni assunte rispetto alla Volcker Rule fu condotta all'interno della banca. Anzi, il giorno prima degli earnings call, Ina Drew riferì a Braunstein che il linguaggio della Volcker risultasse poco chiaro (probabilmente in ragione della natura in divenire della norma); in aggiunta, la banca espresse -inizialmente- ai regolari i propri dubbi circa la compliance del SCP rispetto alla Volcker. Nel corso della call tenuta con investitori ed analisti, la banca omise di riferire le predette perplessità limiandosi ad esserire che, anche con l' entrata in vigore della Volcker, al CIO fosse consentito operare a mezzo SCP non diversamente da quanto accadeva nel corso del previgente regime normativo.
  • Verso la fine di Gennaio, la banca approvò l' uso di un nuovo VaR model per il CIO il quale dimezzava il profilo di rischio pospettato del SCP. Tuttavia, la banca omise di dichiarare -nel report 8-K depositato ad Aprile- l' avvenuta variazione del modello, così come omise -nel report 10-Q di Maggio- di illustrare le ragioni in base alle quali decise di utilizzare nuovamente quello precedente. La JPM era ben consapevole dell' importanza -per gli investitori- delle analisi del rischio condotte a mezzo VaR tanto è vero che, quando la stampa cominciò a sollevare dubbi sui trades condotti dal CIO per il SCP, la banca fece esplicitamente riferimento, nel report annuale 1O- K del 2011, depositato in data 29 Febbraio 2012, ai valori del VaR calcolati dal CIO.
  • In data 13 Aprile 2012 fu depositato il report 8-K contenente un grafico fuorviante in cui il valore del VaR del CIO veniva indicato come pari a 67 milioni di dollari, ovvero di soli 3 milioni più elevato del valore riportato nel trimestre precedente, altresì carente di qualsiasi specificazione in ordine al fatto che le cifre esposte fossero conseguenza dell' adozione del nuovo modello di calcolo del VaR, artatamente ideato per il contenimento dei valori del rischio prospettico Un analista o un investitore che avesse orientato i propri giudizi e le proprie scelte in base ai VaRs dichiarati a fine 2011 e nel primo trimestre del 2012 avrebbe, probabilmente, creduto che le posizioni sottostanti a quei VaRs fossero simili in ragione del fatto che proprio i valori di questi fossero quasi identitici. Questo cosa significa? Significa che il mutamento del VaR mascherò efficaciemente i significativi mutamenti occorsi nel portafoglio (SCP) gestito dal CIO. Quando nel corso dell' earnings call del 10 Maggio 2012 fu chiesto se il VaR model fosse o meno cambiato, Dimon rispose che la banca apportava costantemente cambi ed aggiornamenti ai modelli, sempre e solo al fine di migliorarli; tuttavia, non rese pubblica la circostanza in base alla quale la banca decise di riutilizzare, per il CIO, il vecchio VaR model in ragione poiché quello nuovo non solo sottostimava il rischio ma era anche fonte di diversi problemi applicativi.
  • Il report 10-Q di Maggio 2012 includeva un grafico il quale rappresentava il VaR del CIO, rettificato con riguardo al primo trimestre a 129 milioni di dollari, costituente un valore doppio rispetto alla media di quelli dichiarati per il 2011 ed il 2010. Il report giustificava tale valore con l'utilizzo di una metodologia di calcolo coerente con quella utilizzata dal CIO per il calcolo del VaR del 2011. Nel loro insieme, le omissioni e le dichiarazioni fuorvianti riguardanti il coinvolgimento dei risk managers della banca nella creazione delle posizioni costituenti il SCP, la supposta trasparenza del SCP nei confronti degli organi di controllo, l' asserita natura long-term dell' operatività riguardante il portafoglio, i valori del VaR, la presunta funzione di hedging e la dichiarata coerenza rispetto alla Volcker Rule, disinformarono investitori, analisti e controllori circa la vera natura delle posizioni assunte, delle attività sottostanti e della rischiosità del trading su derivati creditizi condotto dal CIO nel primo trimestre del 2012.
    In tutto questo è opportuno ricordare che Dimon, in qualità di CEO, certificava la veridicità e l'accuratezza di tutti i reports  depositati dalla banca presso gli organi di controllo. 

Post scritto ascoltando 




giovedì 21 settembre 2017

SU JAMIE DIMON, BITCOIN, FRODI E BOLLE PT.4

Per la terza parte, clicca qui.
  • Prima che i media iniziassero a parlare, nell' Aprile del 2012, delle operazioni sino ad ora analizzate la JPM fornì anche al suo regolatore primario, vale a dire l' Office of the Comptroller of the Currency (OCC), pochissime informazioni sul SCP corstruito e gestito dal CIO, nonostante l'asserita grande importanza del SCP nel compensare i rischi creditizi della banca, la rapida crescita della sua dimensione tra il 2011 ed il 2012 ed i crescenti rischi legati ai derivati creditizi di cui era composto. Più nello specifico la banca, nei rapporti documentali intrattenuti con l' OCC, omise -sino al 27 Gennaio 2012- di far esplicitamente riferimento all' esistenza del SCP. Non essendo stato reso edotto dei rischi associati al SCP, l' OCC non svolse -anteriormente al 2012- alcun tipo di verifica sul portafoglio . Tuttavia, la responsabilità della mancanta conoscenza dei fatti da parte dell' OCC può riternersi attribuibile sia a questo che alla banca, la quale si mostrò reticente in alcune occasioni mentre in altre fornì al primo informazioni del tutto errate, laddove l' OCC mancò totalmente rilevare i rischi connessi al SCP.
  • Nel corso del 2012, ad esempio, il nozionale del SCP più che decuplicò, passando da 4 miliardi a 51 miliardi di dollari, ma la banca non informò mai l' OCC di tale variazione. Allo stesso tempo, l' OCC, pur avendo la banca depositato i vari risk reports nei quali evidenziava come, nella prima metà del 2011, il CIO avesse ripetutamente violato le soglie degli stress limits, superandole per ben 8 volte, in alcuni casi persistendo nella violazione per intere settimanae, non aprì sul punto alcuna istruttoria.
  • Sul finire del 2011 il CIO, come detto nei post precedenti, puntò circa 1 miliardo di dollari su derivati creditizi ad alto rischio, i quali generarono un payout di circa 400 milioni di dollari. L' OCC, pur avendo appreso del conseguimento di questo gain, non approfondì né circa la trading activity restrostante, né sulla dimensione delle operazioni su derivati creditizi in atto presso il CIO.
  • A Gennaio 2012, nel primo incontro trimestrale con l' OCC, il CIO minimizzò l'importanza del SCP disinformando l'organo di controllo, asserendo che fosse in programma una sua riduzione. Al contrario, nel corso dello stesso trimestre, il CIO triplicò la size del nozionale del SCP, portandolo da 51 milioni di dollari a 157, per effetto di una serie di long e short trades aventi ad oggetto rischiosi derivati creditizi con scadenze differenti. L'incremeto della size e del rischio del SCP, determinò una violazione dei limiti del VaR sia del CIO che della banca nel suo insieme, dichiarata al CCO nei risk reports dell' epoca, ai quali non seguì alcuna indagine da parte dell' agenzia. Anche a Gennaio, la banca notificò all' OCC l' implementazione di un nuovo VaR model per il CIO il quale avrebbe ridotto drasticamente il risk profile del SCP; tuttavia, l' OCC, anche in questo caso, non pose alla banca alcun quesito circa le ragioni del cambio di modello, del suo impatto sul rischio o su come il CIO fosse in grado di ridurre, overnight, il rischio del 50%.
  • A Febbraio ed a Marzo, la banca iniziò ad omettere i dati-chiave sulla performance del CIO nei reports inviati -tra l'altro oltre i limiti temporali prescritti- all' OCC. Questo, a sua volta, non si accorse della condotta omissiva della banca sino al 6 Aprile dello stesso anno: riducedo la qualità e la quantià dei dati forniti all' OCC con riguardo al CIO ed al SCP, la banca disinformò di fatto l'organo di controllo sui rischi assunti in relazione al SCP e sulle crescenti perdite da questo totalizzate.
  • Da Gennaio sino ad Aprile 2012, le acquisizioni ad alto rischio condotte dal SCP generarono numerose violazioni delle soglie-limite del CIO tra le quali quelle del VaR, del credit spread, dello stress loss e dello stop loss. Le violazioni consumate in detto lasso temporale furono riportate nei risk reports notificati dalla banca all' OCC senza che ciò generasse reazioni da parte dell' agenzia, la quale né lesse i documenti né analizzò i dati comunicati né aprì alcuna istruttoria formale.
  • In data 6 Aprile 2012, dopo che i media smascherano il ruolo della JPMorgan Chase, l' OCC riferì ad una commissione d'inchiesta statunitente di essere stata colta di sorpresa leggendo gli articoli di stampa. Avviata una rapida istruttoria, l' OCC ricevette vaghe rassicurazioni dalla banca e dichiarò chiuso il caso a fine Aprile.
  • In realtà, l' OCC venne a conoscenza della dimensione dei problemi del CIO con riguardo al SCP solo a Maggio 2012, pochi giorni prima che la banca fosse costretta a rivelare -nella documentazione depositata presso la SEC- la perdita di 2 miliardi di dollari del SCP. In un primo momento, l' OCC dichiarò che l'operatività della JPMorgan fosse da considerarsi comunque lecita alla luce del draft della Volcker Rule, asserzione poi bollata dalla stessa agenzia come «prematura». Thomas Curry, nuovo OCC incaricato di indagare su JPMorgan, riferì di aver incontrato difficoltà nell'ottenere informazioni dalla banca, la quale si mostrò reticente, ritardando anche l'inoltro delle rispote dovute all' OCC e talvolta dedita a fornire informazioni false. Ad esempio, quando l' OCC chiese se il CIO avesse erroneamente determinato i valori del SCP il Chief Risk Officer della banca, inizialmente negò l' accaduto per poi comunicare col molto ritardo che il personale del CIO avesse deliberatamente sottostimato le perdite del SCP.
  • In data 14 Gennaio 2013, l' OCC emise un “Cease and Desist” order contro la banca, avviando al contempo un' indagine interna sulla fallita vigilanza nei confronti della JPM e sull' impropria autorizzazione a fornire dati aggregati di portafoglio, circostanza questa che di fatto oscurò il coinvolgimento del CIO nel trading in derivati creditizi.

Il caso JPM, di cui continueremo a parlare nei prossimi post, dimostra quanto possa essere difficile per i regolatori sorvegliare le attività delle banche ed i rischi a queste connesse, laddove gli intermediari omettano di fornire i dati inerenti all' operatività condotta su derivati o altri strumenti finanziari. La banca american ha infatti eluso la sorveglianza dell' OCC sino a quando le crescenti perdite non furono denunciate dagli organi di informazione. 

Pezzo scritto ascoltando 


lunedì 18 settembre 2017

SU JAMIE DIMON, BITCOIN, FRODI E BOLLE PT.3

Per la seconda parte, clicca qui.
Contrariamente alla reputazione vantanta dalla JPM Chase quale best-in class risk management, i whales trades permisero di scoprire l' esistenza di una cultura bancaria abitudinariamente disposta ad ignorare i limiti dei rischi assumibili, a disapplicare o criticare le metriche del rischio, a manipolarne i modelli di valutazione, al fine di ridurre il fabbisogno di capitale regolamentare.
Il CIOutilizzava 5 metriche e limiti chiave al fine di valutare e contenere i rischi associati alle sue trading activities:
  1. VaR limit;
  2. Credit Spread Widening 01 (CS01) limit;
  3. Credit Spread Widening 10% (CSW1O%) limit;
  4. Stress Loss Limit;
  5. Stop Loss Advisories.
  • Nei primi tre mesi del 2012, nel mentre i traders del CIO creavano posizioni del valore di miliardi di dollari in derivati creditizi componenti il SCP, i trades condotti in seno a questo superarono i limiti di tutte e cinque le metriche. Infatti, dall' 1 Gennaio al 30 Aprile 2012, i risk and advisories limits del CIO furono violati oltre 330 volte.
  • A Gennaio 2012, il SCP violò il VaR Limit sia del CIO che della bnca nel suo insieme. Quella violazione, durata ben 4 giorni, fu riportata al senior management ed anche al CEO Jamie Dimon. Nello stesso mese, il SCP violò ripetutamente il CS01 limit superandolo di circa il 100%, del 270% all' inizio di Febbraio e di oltre il 1.000% a metà Aprile.
  • A Febbraio 2012, una metrica chiave del rischio nota col nome di “Comprehensive Risk Measure (CRM)” segnalò che il SCP  avesse elevate probabilità di incorrere in una perdita annua pari a circa 6.3 miliardi di dollari: tuttavia, la proiezione fu ritenuta spazzatura dal personale del CIO.
  • A Marzo 2012, il SCP violò ripetutamente sia il CSW10% limit che gli stress loss limits i quali segnalavano la possibilità di perdite in caso di condizioni di mercato avverse. Violò inoltre gli stop loss advisories rappresentantivi di un livello massimo di perdita di portafoglio autorizzata in un determinato periodo di tempo. Viceversa, erano del tutto assenti-nonostante fossero in uso presso la business line dell' Investmente Bank- i concetration limits idonei a prevenire l'assunzione di posizioni così larghe su strumenti abbastanza simili.
Le violazioni delle soglie-limite perpetrate dal SCP venivano riportate costantemente al managemente della JPM, del CIO, al personale addetto alla misura del rischio, ai traders. Ciononostante, le violazioni non innescarono alcun controllo approfondito sul SCP né l'adozione di misure volte a ridurre il rischio. Anzi, le violazioni furano largamente ignorante ed i rischi assunti incrementati. In aggiunta, i traders del CIO, il personale addetto al rischio e gli analisti quantitativi, attaccarono frequentemente l'accuratezza delle metriche del rischio, minimizzando la rischiosità dei derivati creditizi e proponendo di mutaren i modelli di misurazione al fine di ridurne artificiosamente i valori all' interno del SCP.
Nel caso del VaR del CIO, dopo che gli analisti conclusero che il modello esistente fosse troppo conservativo e che sovrastimasse il rischio, un nuovo modello fu rapidamente adottato verso la fine di Gennaio 2012, proprio mentre venivano violati sia il VaR limit del primo che della banca nel suo insieme. Tra l'altro, l'introduzione del nuovo modello volto a misurare il rischio del SCP non ottenne il placet dell' OCC, come richiesto dalla normativa vigente.

Ad ogni modo, il nuovo sistema di parametri in uso al CIO consentì immediatamente di abbassare il VaR del SCP del 50%, il che consentì al CIO non solo di cessare formalmente le proprie violazioni con riguardo alle soglie-limite sopra indicate ma anche di intraprendere un trading ancor più rischioso su derivati.Alcuni mesi più tardi, la banca stabilì che il modello fosse implementato erroneamente, incorporando errori di calcolo e formule.
  • In data 10 Maggio, la JPM tornò sui propri passi, revocò il nuovo VaR model a causa della sua inaccuratezza foriera di rischi e ristabilì la vigenza del modello precedente.
  • Gli analisti quantitativi, i traders ed i risk managers del CIO, criticarono aspramente il modello CRM in uso alla banca, asserendo che sovrastimasse il rischio rispetto a quanto risultante dalle più ottimistiche analisi da essi condotte. Il capo degli analisti quantitativi del CIO esercitò pressioni sugli analisti quantitativi della banca al fine di adottare un sistema dei categorizzazione dei rischi dei trades del SCP, in grado di generare il minor Risk Weighted Asset totale. L' autore di detta richiesta, si guardò bene dal menzionare i suoi propositi nelle e-mails interne pur ricevendo supporto analitico, da parte della banca, nel suo tentativo di strutturare un sistema strumentale all' artificiosa riduzione del profilo di rischio del SCP.
Il capo dell' ufficio londinese del CIO, Achilles Macris, una volta comparò la gestione del SCP al pilotaggio di un aereo. Lo stesso esaminatore OCC incaricato presso la JPM Chase disse che se il SCP fosse un aereoplano, le metriche del rischio rappresenterebbero la strumentazione di bordo.

  • Nel primo trimestre del 2012, la strumentazione iniziò a segnalare spie rosse e ad innescare sirene d'allarme ma, anzichè cambiare rotta, il personale della banca disconobbe e ridusse la e polemizzo sull' accuratezza della stessa strumentazione. L' operato della banca, non solo dimostrò le deficienze del risk management della JPM, ma ingenerò preoccupazioni sistemiche circa il mancanto rispetto delle stesse metriche da parte di altre istitutizioni finanziarie intente a ridurre fittiziamente la quantità di capitale regolamentare richiesto.   
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venerdì 15 settembre 2017

SU JAMIE DIMON, BITCOIN, FRODI E BOLLE PT.2

Per la prima parte, clicca qui.
  • Nei primi 4 anni di operatività, il Synthetic Credit Portfolio produsse risultativi positivi ma, nel 2012, inaugurò l' anno solare con perdite significative.
  • A Gennaio, Febbraio, Marzo, i trading days nei quali venivano riportate perdite eccedevano di gran lunga quelli profittevoli. Al fine di minimizzare la mole di perdite da contabilizzare, il CIO iniziò a mutare gli starndards valutativi utilizzati sino a quel momento per prezzare i derivati creditizi.
  • All' inizio di Gennaio 2012, il CIO stabilì che il valore daily dei derivati dovesse essere determinato -come da prassi- con riguardo ai o quanto più vicino ai midpoint prices dei ranges quotidiani dei prezzi (bid-ask spreads) fatti segnare dal mercato. L' utilizzo dei midpoint prices consentiva al CIO di rispettare il criterio contemplante l'uso dei prezzi maggiormente rappresentativi del “fair value”. Tuttavia, sul finire del primo trimestre del 2012, anziché prezzare ai o in prossimità dei midpoints, il CIO iniziò ad assegnare ai propri derivati creditizi valori determinati in relazione ai prezzi più favorevoli tra quelli battuti nel daily range. I prezzi più favorevoli consentivano al CIO di riportare -nei daily profit/loss (P&L) reports del SCP, depositati quotidianamente internamente alla banca, perdite più contenute. La pratica dei prezzi più vantaggiosi continuò ad essere utilizzata con maggior costanza nei due mesi seguenti.
  • In data 15 Marzo 2012, due partecipanti chiave, Julien Grout junior trader incaricato di prezzare le posizioni del SCP su base giornaliera ed il suo supervisore, Bruno Iksil, head treader, nel corso di una telefonata registrata mostrarono piena consapevolezza delle irregolarità cui avevano dato seguito. Disse infatti Grout rivolgendosi a Iksil: «Non sto prezzando al midpoint, come da precedente conversazione». Il giorno seguente, Iksil espresse a Grout le sue preoccupazioni circa la crescente discrepanza tra i nuovi prezzi e quelli che avrebbero dovuto riportare in osservaza del marking al midpoint: «Non posso continuare ad andare avanti così …. Penso che lui (il loro supervisore, Javier Martin Artajo) si aspetti un re-marking alla fine del mese. Non so dove intenda fermarsi, ma la cosa sta assumendo i contorni dell' idiozia».
  • Per 5 giorni, dal 12 al 16 Marzo 2012, Grout predispose un foglio Excel nel quale evidenziava le differenze tra i valori daily del SCP calcolati con la formula tarocca ed i valori che avrebbe dovuto riportare qualora avesse fatto uso dei midpoint prices. In base a quanto evidenziato dal 16 Marzo 2012 sul foglio elettronico, il SCP aveva totalizzato -da inizio anno solare- perdite pari a 161 milioni di dollari; qualora fosse stato utilizzato il criterio del midpoint, l'unico corretto, le perdite riportate sarebbero state pari a 593 milioni di dollari. Ina Drew, capo del CIO, ha sempre affermato di non aver mai visto quel foglio né di esser mai stata consapevole della doppia contabilità in uso presso il CIO con riguardo al SCP.
  • In data 23 Marzo 2012, Iksil stimò in una mail che il SCP avesse perso circa 600 milioni di dollari usando i midpoint prices e circa 300 milioni usando i best prices (metodologia tarocca) e che ciononostante il SCP avesse continuato a riportare perdite quotidiane ufficiali pari a soli 12 milioni di dollari.
  • In data 30 Marzo 2012, ultimo giorno lavorativo del trimestre, il CIO riportò internamente un' improvvisa perdita daily pari a 319 milioni di dollari. Tuttavia, nonostante il riporto di questa perdita straordinaria, un' analisi condotta qualche tempo dopo dal Valuation Control Group evidenzò come la differenza tra i valori del P&L report del CIO determinati con i midpoint prices e  quelli determinati facendo uso dei prezzi più favorevoli fosse pari a circa 512 milioni di dollari.
  • In data 10 Aprile 2012, il CIO comunicò inizialmente una perdita daily stimata pari a circa 6 milioni di dollari ma 90 minuti più tardi, dopo un confronto tra due traders, emise un nuovo P&L report con perdite stimate pari a circa 400 milioni di dollari: cifra che condusse le perdite del SCP, per la prima volta, verso la la soglia di 1.2 miliardi di dollari.
In conseguenza dell' uso deibest (anziché dei mid) pricesle business linesdella JPM Chase, vale a dire il CIO e l' Investment Bank, si ritrovarono ad assegnare valori differenti ai medesimi derivati creditizi.
  • All' inizio di Marzo 2012, alcune controparti del CIO vennero a conoscenza delle differenze valutative e contestarono i valori determinati dall' unità della banca, il che generò una disputa del valore di circa 690 milioni di dollari, sull' ammontare dei collaterali richiesti.
  • A Maggio dello stesso anno, il Chief Risk Officer della banca, Ashley Bacoin, costrinse il CIO a prezzare i derivati con lo stesso metodo utilizzato dall' Investment Bank, il quale faceva uso di un servizio di pricing indipendente al fine di identificare i midpoints dei vari price ranges. Il cambio di valutazione indotto, risolse a favore delle controparti del CIO la disputa sull' ammontare di collaterale richiesto, segnando altresì la fine del mismarking perpetrato dalla JPM.
  • In data 10 Maggio 2012, il Controller della banca emise un memorandum interno, dedicato ai modelli di valutazione del SCP utilizzati da Gennaio ad Aprile. Pur documentando l' ultizzo dei più favorevoli best prices in luogo dei midpoints, pur evidenziando che detta pratica consentì al CIO di occultare 500 milioni di perdite, il report concludeva circa la correttezza della procedura seguita.
L' abilità del personale del CIO nel nascondere centinaia di milioni di dollari di perdite addizionali nell' arco di tre mesi,resistendo anche all'indagine interna, dimostrarono quanto impreciso, indisciplinato ed aperto alla manipolazionefosse il processo valutativo dei derivati creditizi. La gravità della debolezza strutturale mostrata dal CIO fu particolarmente significativa vista la natura altamente rischiosa dei derivati creditizi,la carenza di sottostanti assets tangibili in grado di assorbire almeno parzialmente le perdite, la velocità con cui perdite particolamente elevate risultavano in grado di minacciare la profittabilità della banca.

giovedì 14 settembre 2017

SU JAMIE DIMON, BITCOIN, FRODI E BOLLE PT.1

Un giorno fa, Jamie Dimon (CEO della JP Morgan dal 31 Dicembre del 2005) ha definito il Bitcoin “truffa” e “bolla”aggiungendo che, se dipendesse da lui, licenzierebbe tutti i suoi dipendenti impegnati a tradare la criptovaluta in quanto ciò costituirebbe manifesto segno di stuipidità (clicca qui). Anche Kolanovic, uno dei quants più rinomati di Wall Street, ha aspramente criticato le cryptovalute (clicca qui).
Per i tifosi, Bitcoin is the “new gold”mentre per i detrattatori is “just shit”. Per gli accademici, invece, rappresenterebbe -al momento- un fenomeno meramente speculativo: prova ne sarebbe il fatto che vede la quantità di BTC spesa in commissioni per il trading di gran lunga più elevata di quella spesa in tutto il mondo per comprare beni e servizi, il che è anche abbastanza normale vista la volatilità dell' asset in questione.
Tuttavia, non sto scrivendo questo post per difendere o esaltare il BTCnei confronti della cui esistenza sono del tutto indifferente, rappresentando per il sottoscritto un mero asset su cui o a mezzo del quale provare a speculare; viceversa, lo sto scrivendo per perculare tutti coloro i quali prendano per oro colato le parole del buon Jamie che, vista l'età, inizia ad accusare qualche debolezza a livello mnemonico. Infatti, il caro Jamie ha una certa conoscenza sia di pratiche volte a taroccare numeri di bilancio che di operatività finanziaria ad alto rischio.

Correva l' anno 2005.
  • Nel 2005, la JPM Chase scorporò, quale unità separata seppur permanente all' interno della banca, il suo Chief Invesment Office (CIO) al quale venne assegnato il compito di investire l' eccedente liquidità della banca ed al cui vertice, in qualità di Chief Investment Officer, fu nominta Ina Drew.
  • Nel 2006, il CIO approvò una nuova proposta volta a consentire la conduzione del trading su derivati creditizi sintetici.
  • Nel 2008, il CIO denominò l'insieme delle posizioni su derivati creditizi “Synthetic Credit Portfolio” (SCP).
  • Nel 2011, la dimensione netta del SCP passò da 4 miliardi di dollari a 51.
  • Nel tardo 2011, il trading condotto su derivati creditizi di valore pari ad un solo miliardo di dollari garantì alla banca circa 400 milioni netti di gain.
  • Nel Dicembre del 2011, JPM Chase chiese al CIO di ridurre il suo Risk Weighted Assets al fine di consentire alla società, nel suo insieme, di ridurre i requisiti di capitale regolamentare.
  • In risposta alla richiesta, nel Gennaio del 2012, anziché vendere gli assets più rischiosi -il metodo più rapido per ridurre il RWA- il CIO lanciò una nuova strategia di trading volta ad andare long su alcuni derivati creditizi al fine di compensare gli short in portafoglio e quindi ridurre, almeno teoricamente, il RWA del CIO e dunque della banca nel suo insieme. Tuttavia, la predetta strategia non solo finì col generare un incremento delle dimensioni, del rischio e del RWA del portafoglio, ma generò altresì una complessiva posizione net long sui derivati creditizi, eliminando proprio quelle protezioni da hedging che la creazione del SCP avrebbe dovuto -almeno idealmente- apportare.
  • Nel primo trimestre del 2012 i traders del CIO, in un clima iniziale di grande euforia, portarono il nozionale netto del SCP da 51 miliardi di dollari a 157. A Marzo 2012, il SCP comprendeva: posizioni per 62 miliardi $ su di un indice creditizio americano composto da società investment grade; posizioni per 71 miliardi $ su di un omologo indice europeo; posizioni per 22 miliardi $ su di un indice HY americano.
  • Le predette posizioni furono create, in parte, a Marzo tramite una serie di trades grazie ai quali il CIO acquistò posizioni long per un nozionale complessivo di 40 miliardi di dollari, giudicate in seguito dall' Office of the Comptroller of the Currency (OCC) quali mere martingale inserite in una strategia di trading perdente.
  • A fine Marzo 2012, il SCP risultava essere composto da oltre 100 differenti strumenti creditizi espressione di posizioni sia long che short, sia IG che HY, con scadenze brevi e lunghe. Gli stessi dipendenti della JPMorgan giudicarono la size del SCP come enorme e pericolosa poiché un piccola riduzione del prezzo avrebbe potuto tradursi rapidamente in una grande perdita.
  • Nel mentre i traders della CIO aumentavano le dimensioni delle posizioni assunte nel SCP, questo continuava a perdere valore: 100 milioni di dollari a Gennaio, 69 a Febbraio, 550 a Marzo, per un totale di 719 milioni di dollari di perdite a fine primo trimestre 2012. Una settimana prima che il trimestre terminasse, Ina Drew ordinò ai traders del CIO di non eseguire più alcun trade.
  • Nei tre mesi successivi, i derivati creditizi del CIO seguitarono a perdere valore: a maggio il SCP perdeva 2 miliardi di dollari; a fine Giugno 4,4 miliardi ed a fine anno circa 6,2 miliardi.
  • All' inizio di Aprile 2012, quando la storia finì sulla scrivania degli organi di controllo americani, la JPM si giustificò dicendo che il SCP non fosse stato creato con l' intento di implementare l' operatività tipica di un trading desk proprietario bensì quale strumento di copertura/assicurazione contro i rischi creditizi connotanti l'attività bancaria condotta in seno al gruppo. Tuttavia, mentre il documento orginario di approvazione del SCP indicava che questo fosse stato creato proprio con funzioni di copertura (almeno nelle intenzioni), la banca non fu mai in grado di fornire la documentazione riguardante gli obiettivi di hedging, le strategie, gli assets, il portafoglio, i rischi, i tail events oggetto di copertura, le modalità, la dimensione e la natura delle operazioni di copertura asseritamente condotte nel quinquennio successivo, né fu mai in grado di spiegare perché le coperture realizzate a mezzo SCP venissero trattate differentemente da altri tipi di hedges condotti sempre all' interno del CIO.
  • A maggio del 2012, un ispettore dell' OCC parlò del SCP nei seguenti termini «Make a believe Vodoo Magic “composite hedge”», mentre Dimon dichiarò alla Commissione d'indagine del Senato USA che: «Nel tempo, il portafoglio mutò dall' essere qualcosa che avrebbe dovuto portegerre l'azienda in qualcosa che creò nuovi e più grandi rischi potenziali». Dimon mancò di riconoscere che il SCP mutò proprio in un aumento del rischio inerente al trading proprietario.

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